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Neil Young + The Promise Of Real - The Monsanto Years

Il nuovo disco di Neil Young con The Promise Of The Real....

Crosby, Stills, Nash & Young - CSNY 1974

Alla scoperta dell'atteso Live del 1974, il doppio album tanto atteso dagli appassionati...

Crosby, Stills, Nash & Young

Quella di Crosby, Stills, Nash & Young è una storia tutta particolare nel mondo della musica rock. Non un vero gruppo, piuttosto quattro individualità, quattro personalità mediamente abbastanza forti legate da un rapporto artistico ed umano che avrebbe fatto la felicità di Sigmund Freud.

Neil Young

Sulla scena da più di trent'anni, il solitario di Topanga è un perfetto esempio di eclettismo musicale a trecento sessanta gradi. Dopo sconfinamenti nei territori musicali più disparati.

Neil Young - The Oral History

La storia dei dischi di Neil Young attraverso le interviste d'archivio.

domenica 25 settembre 2016

Interviste a David Crosby: la politica, l'età, la musica


L'intervista del New York Times
Michael League [degli Snarky Puppy] ha detto che [lavorando al nuovo album Lighthouse] gli tornava in mente il tuo album If I Could Only Remember My Name. Ne avete parlato?
Oh, sì. Michael, così come molti altri, adorano quell'album, il mio primo da solista, e lo hanno ascoltato tante volte. Sono in tanti ad averlo, è un buon album. Lo sto dicendo senza modestia, lo so, ma cosa vuoi farci... E' da lì che ha preso l'idea di fare soprattutto brani con chitarre acustiche, con parti vocali ampie e piuttosto complesse. Ma qesto album ha avuto la sua personalità sin dall'inizio, da quando abbiamo cominciato a registrare.

E non è lo stesso punto di vista che avevi nel 1971.
No. Oggi sono molto più felice.

Su Croz c'è una canzone intitolata “Time I Have”. Tu inizi cantando: “La gente fa così tante cose che mi fanno dare di matto/ Ma la rabbia non è il modo in cui voglio spendere il tempo che ho”. Questa filosofia si estende a questo album?
Sono stato arrabbiato per molto tempo nella mia vita, e non mi piace, perché meno vita ti resta, più ne fai tesoro e più cerchi di sfruttare ogni minuto per portare a termine qualcosa. Questa attitudine, che arriva con l'età, pervade l'intero album. Devi fare una scelta per ogni minuto che spendi. E io spendo i miei divertendomi e creando, amico.

Allo stesso tempo, ci sono un paio di canzoni che sono molto critiche.
Oh sì.

“Look In Their Eyes” parla della crisi dei rifugiati siriani. Com'è nata questa canzone?
Ho una vecchia e cara amica, Marsha Williams, che è un membro di Human Rights Watch, e che va in Grecia per dare una mano. Mi ha raccontato di un giorno in cui hanno tirato fuori dall'acqua 1000 persone, inclusi 70 morti: uomini, donne e bambini. La storia mi ha colpito molto. Come cantautori, parte del nostro lavoro è farti ballare, un'altra parte è farti fare dei piccoli viaggi emotivi, ma c'è anche una parte che è quella del banditore del villaggio, che dice: guarda, quelli sono esseri umani. Sono proprio come te. Cercano di tenere in vita i loro figli.

La stampa recentemente ha fatto paragoni tra lo stato della cultura e della politica di quest'anno e quello del 1968. Cosa ne pensi?
Credo che vi sia qualche parallelo. L'idea che Trump possa essere il candidato di un partito maggiore è preoccupante. La situazione del nostro esercito nei confronti del resto del mondo è preoccupante. Ci sono un sacco di cose davvero terrificanti. Riscaldamento globale. Inquinamento atmosferico. Tutte queste cose sono cruciali e allarmanti, e fanno parte del casino mondiale nel quale viviamo. Non credo che siamo agli stessi livelli [del 1968], ma ci sono delle risonanze. Anche dal punto di vista razziale.

Cosa ci puoi dire della tua voce, e della tua situazione come cantante?
Non so spiegare nemmeno come mai ho una voce, dopo tutte le cose brutte che ho fatto. Ma eccomi qui, ce l'ho e onestamente penso di cantare meglio di prima. Probabilmente sono alcune delle cose migliori che abbia mai fatto come qualità della composizione. Non posso che essere felice di poter cantare. È semplicemente una gioia.
(NY Times)


***
Estratti da altre interviste

David Crosby: Non facciamo più i dischi per guadagnare dei soldi. Li facciamo perché dureranno più di noi e rappresentano la musica che facevamo nella nostra vita. Sono fiero di realizzarli, ma non per i soldi. Li faccio perché amo farli. Li finiamo quando li finiamo e li facciamo uscire in qualsiasi momento. Il bello sta nel farli. […] Quello che provo per la musica non è cambiato. La musica è gioia, è una forza che solleva l'umanità. Penso di lavorare meglio oggi di un tempo. Suonerà egoistico, ma il modo in cui ti approcci alla musica è quello che determina la tua evoluzione. I miei sentimenti sono forti quanto prima. Amo la musica e amo farla. Andare in tour è faticoso, ma cantare per la gente è fantastico. E poi io sono presuntuoso e adoro affrontare la gente e questo genere di cose. Rispondo alle domande su Twitter e ai concerti. Se qualcuno ha delle domande a cui vuole che rispondo durante un concerto, me le può mandare a askcroz@gmail.com
[…] Ho una famiglia davvero bella e che amo davvero, e loro amano me. Ed è una forza che mi sostiene e mi fa andare avanti. L'amore è la cosa più grande del mondo. Se non fosse per quello, non ho idea se io sarei vivo […]. Ho un album pronto sul mio computer e un altro in corso. La mia famiglia mi ama, io amo loro, e in tour è uno spasso. Questa è la mia risposta a tutto.
(San Diego Union Tribune)


David Crosby: Quando ci siamo seduti a casa mia abbiamo scritto tre canzoni in tre giorni. Credo che l'unica altra persona nella mia vita che sia stata capace di collaborare con me in modo così eccellente è mio figlio James [Raymond]. Amo comporre insieme a qualcun altro perché l'altro pensa sempre a qualcosa che a te non viene in mente. [...] L'album [Lighthouse] arriva dopo appena due anni da Croz, una velocità insolita per David. “Ho sempre scritto a momenti alterni, ma negli ultimi due anni ho avuto un'inspiegabile impennata. Probabilmente l'ondata creativa più densa e lunga che abbia mai avuto, che a questo punto nella vita è un miracolo. Non so spiegare come mai ma ne sono felice. Sono davvero felice. Forse è questa la chiave di tutto.
(Ultimate Classic Rock)

Traduzioni: MPB, Rockinfreeworld

mercoledì 31 agosto 2016

Stills, Goldberg, Shepherd: The Rides (2013) & Pierced Arrow (2016) - Rassegna Stampa


The Rides (2013)

Rassegna stampa italiana

7 (su 10) Spaziorock.it
3 (su 5) Rockol.it
7 (su 10) Storiadellamusica.it

"Forse l’obiettivo era un po’ ambizioso, ma il disco è sicuramente piacevole, diretto e suonato come Dio comanda" Mescalina.it

Rassegna stampa internazionale (Metacritic)

8 (su 10) American Songwriter
7 (su 10) Classic Rock Magazine
7 (su 10)  Allmusic
6 (su 10) Mojo


The Rides: Pierced Arrow (2016)

Rassegna stampa italiana

:-)  (voto positivo) Rootshighway

***** (su 5) Musicoff

"Ottima conferma per il supergruppo formato da Stephen Stills, Kenny Wayne Shepherd e Barry Goldberg" Lateforthesky

"Disco pimpante, divertente, suonato magistralmente, a cui non manca proprio nulla" Magazzininesistenti

Il Giornale intervista Stephen Stills: "Sono diventato sordo ma suono ancora il rock vecchia scuola"

Rassegna stampa internazionale (Metacritic)

7 (su 10) Uncut
7 (su 10) Classic Rock Magazine
6 (su 10) Record Collector
6 (su 10) Mojo
6 (su 10) Allmusic

domenica 21 agosto 2016

All alone the captain stands... Interviste a Neil Young su Earth, musica, democrazia e molto altro






All alone the captain stands - L'intervista di Flood Magazine, 2016

[...] Ricordi la prima volta che ti sei reso conto dei problemi in cui è il nostro pianeta?
Mmm... probabilmente nel 1970. Era una sorta di consapevolezza insidiosa. In quel momento vivevo a Los Angeles da tre o quattro anni. La prima volta che andai a LA l'aria puzzava. C'era così tanto inquinamento... Ma non so descriverlo più di così. LA era il posto più inquinato tra tutti quelli in cui ero stato fino ad allora. Mi ci è voluto un po' per capire che non era il solo posto in quelle condizioni. Nel corso del tempo la mia consapevolezza è cresciuta senza mai fermarsi.

Quando hai iniziato ad agire direttamente nelle politiche ambientali?
C'è stata un'evoluzione. Sono cambiato, e più sono diventato vecchio, più le cose si sono fatte importanti. Ho iniziato a pensare ai figli dei miei figli, a leggere del corso della vita e della storia lungo i secoli – le stesse cose che succedono oggi e come sono andate a finire. Se metti tutto su un grafico, noi siamo sul punto finale di una mazza da hockey, e la gente non ha possibilità di saperlo perché i governi truccano le carte. La gente sa che esiste il problema ma non viene spinta a fare qualcosa, lo fanno solo pochissime persone radicali. Ciononostante, agire è ancora la cosa migliore da fare e io sono molto fiducioso nei giovani. Spero che riescano a portare avanti le cose, che non sia troppo tardi per loro.

Si vedono degli slogan in giro per la città: “Salviamo il pianeta”, “La Terra non appartiene all'uomo, l'uomo appartiene alla terra”. Come faresti a incoraggiare l'azione piuttosto che la sola consapevolezza?
Ricordi “Earth First!”? [Il gruppo radicale ambientalista costituito nel 1979.] Era in anticipo sui tempi. Adesso è il momento in cui la gente può comprendere Earth First! Io non accetto la violenza e la distruzione, ma è difficile richiamare l'attenzione della gente. Le multinazionali detengono il potere e controllano il governo. Questo è il modo in cui funziona il nostro sistema, ed è difficile da sconfiggere. I media e i politici ne sono parte, quindi la gente non ne saprà mai nulla. Se scrivessi “Ohio” oggi e la facessi uscire in radio, nessuno la ascolterebbe. L'America non è più quella che era.

Hai avuto qualche esitazione quando hai scritto “Ohio” pensando a come sarebbe stata accolta, o ti sei preoccupato allo stesso modo per Monsanto Years?
Io scrivo di ciò che penso e ciò che provo. Sono una persona e faccio ciò che faccio. Se ho avuto paura, non me ne sono accorto.

Hai avvertito allora un senso di potere, di responsabilizzazione?
E' bello essere capaci di esprimere ciò che si ha in mente. Fa parte del mio scenario su come dovrebbero andare le cose, quindi io lo faccio. E qualsiasi cosa succeda come conseguenza sarà prova di ciò che accade nell'essere liberi di agire così.

E' una cosa che hai appreso già da tempo?
So solo che si deve fare ciò in cui si crede. C'è un adesivo con lo slogan “Contesta l'Autorità”, che è una cosa salutare. Bisogna porsi dei dubbi su quello che si sente e che si vede, e spegnere la TV. Bisogna bruciarla, la TV. Non c'è niente sulla televisione mainstream che non miri a controllare la gente. L'entertainment è come la glassa sulla torta. La verità è quella che non passa in TV, quella che viene esclusa dalla TV...

[…] Quanto gravemente abbiamo ignorato i segnali d'allarme del nostro pianeta? È questo più o meno di cui parla Earth?
Non facciamo nemmeno caso a quello che succede. Siamo così distratti da non accorgercene. L'esperienza del nuovo disco è paragonabile a un film sonoro. Chiudi gli occhi e ascoltalo senza pause per un'ora e mezza. Il messaggio è che, in mezzo a tutte le creature, esiste un sollievo. Non c'è politica tra gli animali, loro non hanno un'agenda. C'è una guerra in corso ma i grilli continuano a cantare. Quando possono, lo fanno. Ogni tanto vengono spazzati via da ciò che facciamo, ma se non sono spazzati via, restano se stessi. Loro non fanno campagne elettorali, loro vivono.

C'è una cronologia nascosta nei suoni della natura presenti sull'album?
Una cosa conduce all'altra. La sequenza, nell'idea originale, cominciava con una guerra, poi c'era il silenzio, poi la natura, poi iniziava la musica. Ma secondo me non funzionava. La sequenza pensata successivamente è quella che si sente ora. È un'unica, grande canzone: ogni cosa conduce alla successiva. Metterlo insieme è stato un progetto monumentale. Né il co-produttore John Hanlon, con cui ho fatto il disco, né io avevamo mai lavorato a niente di simile. Usciva dal nostro controllo.

Intendi la registrazione dei suoni sul campo?
Registrarli, montarli, realizzare le transizioni, le dissolvenze, andare da un posto all'altro, immaginare dove inserire gli animali e su quali canzoni. Molte delle registrazioni sul campo le ho fatte io intorno a casa, perché casa mia è circondata da animali. Ci vive un corvo, lo vedo ogni mattina, e ha una ragazza.

Hai detto loro che sarebbero stati ospiti su un album di Neil Young?
Sì! Parlavo con loro tutto il tempo e loro rispondevano. Mi conoscono, non erano semplicemente lì, ne erano consapevoli. Se fai attenzione, capisci che abitano lì proprio come te. La mia ragazza ha un colibrì che al mattino esce e le volteggia intorno alla faccia, guardandola. È interessante, sono tutte forme di vita e secondo me il concetto è molto semplice: vorrei essere certo che abbiano un posto dove vivere.

La nuova canzone “Seed Justice” accenna alla battaglia contro la mercificazione della vita. C'è un parallelo tra la guerra per i semi e il possesso delle idee creative?
Ha a che fare con quello. La gente ha delle idee e crea delle cose, e la legge dice che se le brevetti le possiedi e ne trai le royalties. “Era la mia idea, l'ho pensata io per primo”. Ma abbiamo abusato dei brevetti. La gente li usa per il controllo e non per come sono stati creati in origine, proprio come la democrazia. Oltretutto le nostre leggi mancano di rappresentare un'area: la natura non è rappresentata e non ha diritti. Abbiamo tutelato Monsanto nel prendersi i semi, che sono stati per secoli un dono di Dio. Cose alla base della vita sono ora brevettate e cambiate, alterate in modi pazzeschi giustificati soltanto dai soldi. E io non mi bevo le belle frasi come “stiamo nutrendo il mondo”. È una stronzata e basta: non stanno nutrendo il mondo, la fame è dilagante. Se tutto questo sta davvero aiutando, perché non lo vediamo? Credo che l'agricoltura biologica sia quella giusta perché rigenera il suolo e prevede un equilibrio naturale. Devi solo darle spazio: dalle spazio e crescerà. Non puoi accelerarla, come cerca di fare Monsanto, mandando avanti le cose sempre più velocemente.

Suona come quando la casa discografica dice all'artista: “fai in fretta e sii creativo”.
Non tutte. Ho fatto uscire più di cinquanta dischi ma la mia casa discografica non mi ha mai detto di sbrigarmi. Nessuno mi dice mai “vai a fare qualcosa”. Questo è un altro problema che ha avuto inizio con la rivoluzione informatica: improvvisamente non c'è più bisogno di album. “Abbiamo le tracce. Puoi avere tutte le tracce che vuoi”. Non ti dicono che quelle tracce [in mp3, ndt] contengono meno del cinque percento del reale contenuto della musica. Puoi riconoscere le canzoni, ma non è abbastanza. Puoi anche riconoscere la Mona Lisa guardando uno Xerox ma non puoi ricavarne la bellezza della Mona Lisa.

A questo scopo, di cosa avrebbe bisogno Pono per diventare un successo?
Voglio che Pono sopravviva. Più a lungo vive, più grande diventerà. Cresce lentamente. Siamo come il Tesla della musica. Non c'è pubblicità, stiamo solo dicendo “questa è roba buona, è stato fatto così”. Pono vende solo musica originale, senza che sia stato fatto niente. Non abbiamo proprietà intellettuale, solo qualità. E io ci credo.

Ti ha fatto felice vedere la gente ascoltare la tua musica tramite il sistema Pono durante il recente evento al Natural History Museum di Los Angeles?
Certo, che sapessero di ascoltarla tramite Pono oppure no. Quello è l'unico sistema con cui puoi ascoltare Earth per intero. Nessun altro sistema lo permette: i cd sono due, i vinili sono sei facciate.

Ed è stata una scelta voluta o una circostanza?
Abbiamo creato l'album per come doveva essere, e semplicemente non era adatto a quei formati. Pure questo fa capire che siamo controllati. Oggi la musica non è adatta, le idee creative degli artisti non sono adatte. Non sono adatte per il modo in cui sono cambiate le cose, non sono adatte per iTunes. Quando l'ho consegnato, mi hanno chiesto: “Quali sono le tracce?” Ho risposto: “Solo un'unica traccia di novantotto minuti.” E loro: “Tu sei matto.”
Abbiamo fatto uscire “Love And Only Love” come singolo – ventinove minuti di singolo – su Tidal, così la gente poteva sentirla. Tidal riproduce la musica alla qualità del cd, è un buon servizio, ma sta per tuffarsi nel MQA [Master Quality Authenticated] che è un investimento della Warner. Sarà per l'alta definizione ciò che l'mp3 è stato per il cd. La tirerà giù, la snaturerà, la comprimerà, la aprirà... Rifaranno la stessa cosa ancora una volta. Magari tutte le compagnie discografiche lo faranno. Ma non io. Non venderò quella merda, non voglio averci niente a che fare. Se sarò l'unico, bene, non mi interessa. Proprio non va bene, per me. Posso fare ciò che voglio, avere il mio player, il mio sistema, vendere ciò che voglio vendere. Ho guadagnato il diritto di farlo e lo farò.
La cosa su cui non sono stato previdente con Pono, su cui mi sono sbagliato, è che la gente aveva investito così tanto nelle loro collezioni di mp3 che si sono incazzati con me per l'idea che la loro roba non fosse buona. Non posso farci niente. La mia musica è stata su mp3 per lungo tempo, finché mi sono detto: “ehi, questo non aiuterà.” Non va bene.


In Il Sogno di un Hippie parli spesso di come sia stato rinvigorente per te scrivere quel libro, e quando lo hai terminato hai iniziato subito un secondo libro di memorie, Special Deluxe. Ti sei mai sentito artisticamente esaurito, o il bicchiere è sempre stato pieno?
È un fiume. Non si può catturare in nessun contenitore. Io lo seguo e basta. Sono quasi al termine del mio terzo libro, ora, che è fantascienza. Questo è tutto un altro mondo per me, non l'ho mai fatto prima. Mio padre lo ha fatto, lui scriveva romanzi, anche se non di fantascienza. Questo è il mio primo vero romanzo. Non ci sono regole.

In che misura pianifichi tutti questi progetti differenti?
Non pianifico.

Se hai un progetto delineato, non fai una pianificazione?
Non ho un progetto delineato. Giorno per giorno ho un calendario con un programma. Be', cerco di mettere i programmi in calendario, ma è difficile. Il calendario non hai mai calzato con il mio modo di lavorare.

Hai scritto di ambire al ritiro, ma esci costantemente con nuovi progetti. Quindi il ritiro è davvero un'opzione?
No, sono sicuro che succederà. Ma non devo davvero preoccuparmene, succederà senza di me.

Quindi realizzi che un progetto è terminato solo a livello di sensazione intrinseca?
Sì, lo so e basta. Posso vedere la fine del mio libro, a breve. Non lo avrei detto fino a tre o quattro giorni fa, perché non ho mai pianificato quanto doveva essere lungo. Ora lo vedo quasi completo.

Puoi sempre aggiungere pagine a un libro. E oggi puoi sempre aggiungere minuti a un album. Non deve per forza essere finito.
Sì! E non devi provare a sentire una cosa prima di farla, basta fare ciò che senti e vedere il risultato. È a rovescio. Scrivi il soggetto una volta che sai com'è, poi ottieni il risultato giusto.
* * * 
Estratti da altre interviste
 
Neil Young: Ho scritto molte canzoni sulla situazione della salute della Terra dal mio punto di vista. Ma non ho mai incluso prima d'ora la sfera vivente. [...] Fare questo album è stato affascinante. I rumori degli animali ti fanno sentire bene. Sono tutti nella giusta intonazione. Non disturbano. Sono perfettamente intonati. Non siamo stati noi ad aggiustare l'intonazione, li abbiamo lasciati così. E' stato davvero avvincente. [...] C'è una grande quantità di amore in questo disco, e lo potete sentire in tutto ciò che contiene. Parla della vita.
Molta gente apporta correzioni e altre cose ai dischi dal vivo, e va bene. [...] Dal mio punto di vista suono meglio quando suono dal vivo. Anche in studio suono dal vivo proprio per questa ragione. In questo caso è andata così: ehi, abbiamo davvero un bel groove sul palco e lo abbiamo registrato. Usiamolo come se fosse una traccia in studio e usiamo il pubblico come effetto. Qualche volta non sai che c'è, altre volte si fa sentire. Poi ho pensato: quando si fa sentire, potrei inserire un paio di suoni di animali. Neanche si sente la differenza tra l'urlo di un coyote o l'urlo di qualcuno del pubblico. Quindi ogni tanto ce ne ho infilato uno così per scherzo, per sentire come suonava. E suonava fantastico. [...] Ecco qual'è il tema di questo progetto: ricordarci che ci sono. Anche mentre noi combattiamo le guerre, i grilli continuano a cantare. [...] Ho usato dei bravissimi cantanti per aumentare il coro armonico in alcune canzoni. Sapevo di aver bisogno di un sound commerciale per le voci. Abbiamo trovato i migliori cantanti a Los Angeles e quelli hanno formato il loro gruppo, e io ho lavorato con loro dicendo dove dovevano cantare.
Molte persone che hanno ascoltato l'album mi hanno detto che è stata un'esperienza meditativa. Li ha rilassati e li ha fatti perdere... Perché non si interrompe mai, non c'è modo di capire cos'è finché non ci si immerge senza uscita.
Mi piace l'alce. E mi piace la balena. Ma adoro i grilli. Cantano e cambiano il ritmo e hanno tutte quelle cadenze. E il corvo. Il corvo è il commentatore. Quando succede qualcosa nel testo, lui reagisce. Lui ascolta le parole.



Neil Young: Quando compongo per lo più non ascolto nessun'altra musica. Ora sto scrivendo un libro e ho appena finito questo disco, ed è stata un'esperienza prosciugante: quattro mesi di postproduzione per ottenere 98 minuti. Ogni transizione, ogni dissolvenza da una cosa all'altra, ogni frammento sonoro e il punto in cui è stato messo, ogni volume. Mi ha sfibrato. […] Per qualche ragione dovevo fare questo album. Volevo che la gente venisse con me, sentisse gli animali nel pubblico, e grazie a essi capire che siamo parte di qualcosa di molto più grande. […] Ricordi Dracula di Bram Stoker? Ricordi il pipistrello che vola in città? È da lì che proviene il disco. Era ciò a cui pensavo per l'album. Il pipistrello non può vedere, può solo udire. Ascolta dove sta andando. Così è anche l'album.
[…] Più a lungo vivo, più vedo e mi convinco che le ingiustizie debbano essere tolte di mezzo. E la gente sta diventando consapevole. Non gli piace, ma se ne sta accorgendo. […] I ragazzini sono gli stessi che c'erano negli anni 60. I giovani lo capiscono, sanno che le multinazionali stanno calpestando la democrazia e sostituendosi alle forniture alimentari. Sanno che i farmaci fanno male e che le industrie farmaceutiche ce li rifilano e che i dottori sono pagati di più per prescrivere certe medicine. È fuori controllo. Guarda cosa è successo a Prince. Stava assumendo un farmaco prescritto, una droga prodotta e che non è illegale. Ci dovrebbero essere dei responsabili per questo, ma i politici non si mettono contro le industrie farmaceutiche. Tranne Bernie Sanders.
(American Way)

Traduzione di MPB, Rockinfreeworld