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giovedì 15 agosto 2019

Editoriale: vogliamo far crescere Rockinfreeworld

Se avete 1 minuto di tempo da dedicarci vogliamo condividere una parola con voi sul nostro futuro.
Dai primi anni 2000 la community di Rockinfreeworld (aperta da Salvatore Esposito) è il primo e principale spazio online di aggregazione degli appassionati della musica di Neil Young, Crosby Stills Nash & Young, Crazy Horse e Buffalo Springfield. Ogni giorno, tramite molteplici pagine dedicate (il sito principale, il profilo Facebook Neil Young Italia, il blog nelle news e la sezione dei testi tradotti), offriamo a migliaia di visitatori e followers materiali esclusivi e sempre aggiornati.
Rispetto a tanti anni fa i progressi fatti sono stati notevoli, ma vogliamo crescere e raggiungere ancora più persone. La prima cosa da fare, di cui sentiamo la mancanza, è un dominio nostro. Cioè non dovervi costringere a ricordarvi di digitare https://csnyrockinfreeworld.blogspot.com ma un semplice www.rockinfreeworld.it e/o www.neilyoungitalia.it
La stessa cosa per le sezioni distaccate del sito (news e traduzioni). Questo significa anche di essere molto più visibili sui motori di ricerca.
Come forse saprete, questa semplice idea ha un costo in quanto i domini .it si pagano. La recente comparsa di annunci Google e Amazon sul nostro sito è rivolta a raggiungere la somma necessaria per fare questo primo passo e, se superata, a sostenere il resto del lavoro di gestione delle varie pagine della community, con ulteriori idee promozionali, come le inserzioni pubblicitarie su Facebook. Poiché le commissioni su questi annunci sono a livello di centesimi, servono molti clic Adsense e molti acquisti Amazon fatti mediante i nostri link per ottenere una cifra utile alla causa. Per questo vi chiediamo di sostenerci nei vostri acquisti Amazon chiedendovi di passare dai nostri link, utilizzarli il più possibile. Vale anche per quelli generali visibili nella colonna a inizio pagina, da cui potete per esempio acquistare da Amazon qualsiasi articolo (anche se non c'entra con quelli qui proposti). A voi non cambia assolutamente nulla, ma se vi piace il lavoro che facciamo qui potrete senza sforzo darci un aiuto importante.
Grazie a tutti!
Keep on Rockin' & Bloggin' till the power goes out
Lo staff

martedì 18 settembre 2018

The Oral History: Americana (2012)


Qual'è stato l'input che ha portato a Americana?
Young:
Facile. Non avevo canzoni che desideravo fare ed ero pronto a suonare nuovamente con i Crazy Horse. [...] In pratica abbiamo scelto le canzoni che eravamo in grado di suonare. [...] Non sono ciò che pensi che siano. C'è molto di più, in esse, di quanto mi era sembrato quando le sentii suonare da quei sorridenti cantanti folk. Loro lasciavano da parte molti dei versi originali e sono molto più oscure, molto più politiche. Quindi abbiamo cercato di creare l'intensità originaria, anche se non abbiamo usato le stesse melodie o abbiamo ristrutturato i versi. Abbiamo conservato l'intonazione, il ritmo. [1]

Hai anche scritto le note alle canzoni, un altro elemento vecchio stile. Nessuno lo fa più.
Young:
Be', torneranno ad esserci. Sono importanti. Fare un disco è una forma d'arte ed è andata smarrita per colpa di chi fornisce un surrogato della musica tecnicamente basso come mai prima d'ora. Siamo in declino oggi con la musica digitale, ma penso che andrà migliorando. [1]

Young: Quando uscivano, queste canzoni erano protest-song, poi venivano ripulite e ammorbidite... e la gente le poteva cantare come piccole canzonette felici. […] Ho inserito [il coro di bambini] perché queste canzoni di solito si cantano nelle classi, quindi mi sembrava logico avere dei bambini che cantassero sugli arrangiamenti dei Crazy Horse. Una mattina mi sono svegliato e avevo “God Save The Queen” in mente, e ho pensato: probabilmente è perché da bambino, a scuola, la cantavamo. È successo così. Andava e veniva nella mia testa e ho finito col registrala per Americana, pensando: proviamo a farla e vediamo come va.
[…] Sentii “She'll Be Coming 'Round the Mountain” nel 1964, la melodia e il groove mi presero subito, il fatto che fosse una vecchia canzone, un vecchio testo, con una nuova melodia. Poi nel 2012, quando l'ho fatta, ho iniziato a capire di più i versi, ho fatto qualche ricerca sul testo. Sono entrato nel testo, ciò a cui si riferisce, molto più che nel 1964. Ho scelto pochi versi che trasmettevano una certa oscurità, ma che sono tutti versi originali... Sentivo che la musica era come una cosa da studiare, del tipo, “qui abbiamo qualcosa di storico”. E ho usato il processo della musica folk per apportare modifiche, che è un gioco pulito – pur mantenendo il messaggio originale delle canzoni. [2] 
Young: Ho scritto alcuni degli arrangiamenti per gli Squires, circa nel 1964, dopo aver ascoltato la versione di “Oh Susannah” di Tim Rose. […]
Scrivere dei miei primi anni in Waging Heavy Peace è stato un catalizzatore per Americana. […] Ho cantato “God Save The Queen” in Canada, a scuola, e mi è tornata in mente quando è stato il momento di registrarla per Americana. Mi piaceva il fatto che il brano avesse un'origine ambigua e un significato legato a entrambi i fronti della Guerra d'Indipendenza Americana. […]
Gran parte delle tracce del disco sono state registrate entro 3 takes, ad eccezione di “God Save The Queen” che ne ha richiesti 6.[3]

Young: Mentre crescevo ho sentito tutte queste canzoni che sono associate alla storia e alla cultura del Nord America, specialmente per la mia generazione. […] [Americana] è venuto spontaneamente, come al solito. Stavo scrivendo un libro, che ho terminato, e scrivendolo viaggiavo indietro nel tempo fino al 1964, l'epoca in cui suonavo con The Squires in Ontario, eravamo la band di casa di un club. Un giorno arrivarono The Thorns da New York, il cui leader era Tim Rose, e attaccarono “Oh Susannah” e io pensai: “cavoli, è grandiosa, vorrei proprio farla!”. Avevano completamente cambiato le melodie, le armonie, e con gli Squires cominciammo a suonarla. Era un nuovo sound, l'inizio del pop-rock, andava di moda. Quindi stavo scrivendo di queste cose, l'anno scorso, avevo i Crazy Horse e nessuna canzone nuova, così abbiamo iniziato a suonare queste canzoni. […] Al club arrivarono anche i The Company, all'epoca la band di Stephen Stills, e fecero “High Flyin' Bird”, la cantava Steve. Io mi innamorai subito della sua voce così piena d'anima e diventammo amiconi da lì in poi. Io stesso iniziai a cantare con gli Squires. […]
Ci sono un bel po' di canzoni che parlano di morte... difficile trovarne una che non sia così. Le melodie in minore evidenziano di più l'emotività. […] Di solito non comincio un progetto senza sapere con chi andrò a suonare. Ascolto me stesso, quello che ho voglia di fare, come suonare con i Crazy Horse. Quando ne ho bisogno, devo chiamarli. […] Volevo solo suonare con loro, non avevo canzoni, così ho preso queste canzoni e le abbiamo fatte. […] I videoclip li ho diretti io e il materiale l'ho trovato su internet, direttamente dal passato! [4]

Hai registrato tutto senza fermarti...
Young:
Quasi. I pezzi sono abbastanza semplici, abbiamo suonato d'istinto. Ma non avevamo altro che cinque o sei canzoni. E visto che ci divertivamo molto, ne abbiamo cercate delle altre. Con l'aiuto della mia etichetta – ci si dimentica che una casa discografica serve essenzialmente a far vivere la musica! - ne abbiamo selezionate un'altra trentina. Vecchie arie interpretate da Odetta, Leadbelly, Mahalia Jackson.... E ci siamo ritrovati subito con un album sotto braccio, prima ancora di scrivere una nuova canzone! Ma Americana non è solo un album di cover. Queste canzoni del patrimonio appartengono a tutto il mondo, soprattutto in America. Trascendono la nozione di cover. Ascoltando le incisioni, il direttore della casa discografica ha tenuto un discorso sulla loro potenza, ha spiegato quanto sarebbe stato sconvolgente riascoltarle ora, considerando il contesto attuale americano. Mi sono detto che aveva ragione. Che andavamo molto ben più lontano dalla mia piccola storia di canzoni incompiute con gli Squires. [7]

Di colpo, il progetto ha preso un'altra piega....
Young:
Ho pensato che in questo anno elettorale bisognasse battere il chiodo. Volevo i video per illustrare le canzoni che parlavano dell'America di un tempo ma il cui scopo restava l'attualità. Piuttosto che girare film nuovi, abbiamo cercato documenti d'epoca che si incastrassero ai testi. Abbiamo trovato un sacco di vecchi filmati incredibili. Come Back to the Farm, degli anni Venti, per accompagnare “Get a Job”, con questo fattore che vede tutti i suoi operai lasciarlo per andare a lavorare in città e che, alla fine, è costretto a fare lo stesso. “Get a Job” (“Trova un lavoro”), il tema è attualissimo vero? O “God Save the Queen, con le immagini dell'incoronamento della regina, seguite da quelle di un'America liberata dalla dominazione britannica, in costruzione... Come le canzoni, le immagini d'epoca descrivono molto meglio di qualunque altra clip girata oggi. “God Save the Queen” l'ho interpretata per ricordare agli americani da dove vengono, era anche il loro inno fino a quando non hanno fatto la loro rivoluzione. [7]

Journey Through The Past era il titolo di uno dei tuoi album. Questo viaggio nel tempo ti spinge sempre in avanti?
Young:
Sicuramente! Questa espressione definisce bene un progetto come Americana. E' da folle fare un disco così moderno con del materiale così antico. Avevo anche voglia di ridare un senso alla parola «americana», in un periodo in cui sembra limitarsi a un genere musicale. L'americana, che è anche un mobilio, foto, oggetti: tutto ciò che rinvia alla basi di una cultura specificatamente americana. Come la musica folk, la cui essenza stessa è di rigenerarsi perpetuamente. Si tratta di una musica viva, che deve evolversi, vivere con il suo tempo. Per questa loro natura, queste canzoni hanno ispirato un altro album. Il passato serve anche a nutrire positivamente il presente. [7]

Queste canzoni non ti ricordano un po' la tua giovinezza? Prendo ad esempio “Oh Susanna” e il suo suonatore di banjo errante...
Young:
Non ci avevo neanche pensato! In effetti ho iniziato, da piccolino, a suonare l'ukulele e poi il banjo. E poi, naturalmente, ho preso la strada della California nel 1966 nel mio carro funebre.... “High Flying Bird”, “Travel On”... Sono da sempre appassionato di qualunque forma di locomozione, gli aerei, le auto, i treni. Quando ero piccolo, la ferrovia passava giusto dietro casa mia. La percorrevo su e giù per delle ore. Ascoltavo già la musica che rimbombava nella mia testa. Ho un treno elettrico gigantesco che custodisco in un fienile appositamente sistemato. E' in questo modo che mi rilasso. [7]

Avete fatto questi tradizionali come riscaldamento per il “vero” disco dei Crazy Horse che arriverà in autunno, o avevate comunque pianificato di pubblicarle?
Young:
Le ho fatte perché erano le uniche canzoni che mi ispiravano. Non sapevo, all'inizio, quante sarebbero state, ma abbiamo iniziato con qualcuna e poi ne abbiamo aggiunte altre. Abbiamo lavorato un paio di giorni al mese per tre mesi. Imparavo nuove canzoni, le arrangiavo, ci riunivamo e le facevamo. Circa due mesi e mezzo ho fatto sentire il disco alla Reprise a circa cento persone. Dopo l'ascolto il presidente della Reprise si è alzato e ha commentato quanto fosse esaltante, di questi tempi, che fossimo andati a registrare queste vecchie canzoni sull'America che ci ricordano quando le cose hanno avuto inizio e com'erano, e qual'è lo spirito dell'America. E io ho detto, “wow, piuttosto profondo. Non l'avevo vista in questo modo.” Quando eravamo in studio ero consapevole che facevamo un disco – e avevo il titolo prima ancora che fosse finito. Lo chiamavo già Americana. Ho scritto le note alle canzoni, e ha finito per essere un concept-album. [8]

Come mai andate in tour [con i Crazy Horse] così di rado?
Young:
È una cosa che non vuoi consumare. Molte persone esauriscono molte cose, ma c'è un tempo per ogni cosa, così io ci provo e ascolto il mio orologio. [1]

Frank Poncho Sampedro: Ero prontissimo a cominciare una jam e divertirmi sul serio, e improvvisamente Neil arriva con queste canzoni folk americane. All'inizio era piuttosto diverso, ma poi le abbiamo suonate come avremmo suonato qualsiasi altra canzone e sono venute fuori con il nostro marchio sonoro. […] Quando Neil cammina per la stanza tutto riesce meglio. Ha un punto di vista deciso su quello che facciamo. Ed è sempre... 10 passi più avanti di chiunque altro nella stanza. È solo questione di seguire la sua guida e tutto andrà bene. […] Quando Neil ha proposto “Gallows Pole” e l'abbiamo fatta, non avevo idea che fosse quella canzone [rifatta anche dai Led Zeppelin]. Non suonava per nulla simile. Quando la ascolto ora, mi sembra una delle canzoni che, nel disco, suonano più diversamente. E mi piace parecchio, si contrappone completamente alla versione dei Led Zeppelin. […] Mia madre mi cantava tutte queste canzoni e non credo conoscesse tutte le loro parole [originali]. Sai, nel corso degli anni sono state annacquate e vengono cantati solo i versi più felici... ma molte di esse hanno un significato molto più profondo. [5]

Quanto tempo avete impiegato a registrare?
Sampedro:
Ci riunivamo ad ogni luna piena in settembre, ottobre, novembre e dicembre. Mi pare che abbiamo finito in gennaio o febbraio. Ogni volta stavamo per cinque, sette giorni, durante quei sei mesi, più o meno. [6]

Quindi tu andavi e venivi tra Hawaii e San Francisco sulla base del calendario lunare?
Sampedro:
Già, ogni luna piena. [ride] E' pazzesco, amico. Ma l'energia che viene dalla luna... qualche volta quando iniziamo a suonare non possiamo fermarci. Non riascoltiamo le cose. E Neil il giorno dopo arriva dicendo, “ieri ne abbiamo fatte due. Questa l'abbiamo, ora dobbiamo lavorarci sopra.” Ma semplicemente continuiamo a suonare. [6]


Fonti
[1] reuters.com 2012
[2] npr.org 2012
[3] bbc.co.uk 2012
[4] tharshersheat.org 2012
[5] classichitsandoldies.com 2012
[6] Rolling Stone 2012
[7] Telerama 2012
[8] Uncut 2012

sabato 15 settembre 2018

David Crosby in Italia: i concerti dell'estate 2018

David Crosby si è esibito in Italia l'11 e il 13 settembre 2018 rispettivamente a Milano e a Roma, accompagnato da James Raymond (tastiera), Mai Agan (basso), Steve DiStanislao (batteria), Jeff Pevar (chitarra) e Michelle Willis (tastiera e voce).
Questa la scaletta delle due serate:
In My Dreams
Morrison
Naked in the Rain
Thousand Roads
At the Edge
Guinnevere
What Are Their Names
Long Time Gone
Déjà Vu
The Lee Shore
Homeward Through the Haze
Sky Trails
Delta
Janet
Eight Miles High
Wooden Ships
Almost Cut My Hair
Ohio

Video: David Crosby a Radio Capital
Video: In My Dreams

Rassegna stampa e gallerie fotografiche
Il Sussidiario
Rai News
La Repubblica (Blog Ernesto Assante)
Music Attitude
Jam TV
XL Repubblica
Musica dal palco
Onstageweb 




domenica 9 settembre 2018

The Oral History: Psychedelic Pill (2012)


Neil Young: Mentre suono non penso a ciò che faccio. Per fortuna mi assento completamente, vado da qualche parte, e semplicemente produco suono, e lo sento. Quindi si tratta di divertirsi e produrre un suono, ma per farlo devi avere una ragione. Ecco perché io scrivo canzoni e le canzoni hanno un messaggio. Dopo un po', però, ti dimentichi del messaggio e lasci solo che il suono vada avanti, e poi le due cose si fondono, e se sei fortunato scrivi un'altra canzone. Ci dev'essere qualche cosa da dire che dia validità a ciò che viene suonato, non è che puoi suonare per sempre tanto per suonare. [3]
La maggior parte dei tuoi contemporanei, quando tornano ad accostarsi al loro passato, non riescono ad andare avanti...
Young: E' la piega che voglio evitare a tutti i costi. Mi sono imposto una regola stretta: non dedicare troppo tempo a lavorare sugli Archivi a discapito dei miei progetti futuri. Il presente deve restare una priorità. E' facile lasciarsi attrarre dal passato... [6]

Quando avete realizzato il secondo album avevi un'idea in mente?
Young:
No, è semplicemente accaduto. La mia idea era: creiamo delle canzoni che parlino, che si possano espandere strumentalmente. Quindi se c'era un concetto era legato alla lunghezza delle canzoni. Perché tutte hanno delle escursioni strumentali fra i versi, e quindi è questo che ho fatto. […] Capivo di essere dentro al groove. Circa nel momento in cui Americana era ultimato, ho cominciato a comporre di nuovo, quindi ho semplicemente lasciato che le cose andassero avanti. Ben presto avevo sufficienti canzoni per un secondo album. Questa volta di canzoni mie. [7]

Come fai a sapere quando è il momento di lavorare con loro [i Crazy Horse]?
Young:
Lo avverto. E lo posso avvertire per molto tempo. Arriva lentamente, non tutto in un momento. Quindi sì, è una sensazione naturale. [7]

Rimanete in contatto? O li chiami soltanto quando arriva il momento?
Young:
Stiamo in contatto nella nostra maniera. Non usciamo a divertirci tutti insieme ogni volta, ma restiamo in contatto. Non c'è bisogno di uscire e trovarsi. Noi esistiamo, semplicemente. Ne abbiamo passate tante insieme. È parte delle nostre vite, non va da nessuna parte. È una casa fatta di musica, per me. Sono stato in tanti posti che mi sono piaciuti, ma non tanto quanto questo. Sono connesso direttamente alla fonte quando siamo insieme. Non è qualcosa di tecnico. La capacità tecnica non è così eccitante. Non dobbiamo essere, semplicemente entriamo in contatto a livello emozionale. A livello dell'anima. [7]

Cosa accade quando tutto funziona? Provate molto, siete molto rigidi nell'ottenere il risultato che vuoi?
Young:
Questo non succede mai. No. A loro non interessa questo. Il modo in cui suoniamo deriva dall'anima. Non viene da nessun'altra parte. Potrebbe essere il migliore, il più tecnicamente perfetto di sempre, ma non farebbe alcuna differenza nei confronti del suono. Non devono esagerare. Non devono andare ad American Idol. Non devono strafare. Non devono dimostrare e accentuare niente. [7]

Qual'è il criterio per cui alcune sessions dei Crazy Horse finiscono pubblicate e altre no?
Young:
Tempo. Tempo e spazio. Semplicemente quanto tempo occorre per far uscire una cosa. Qualche volta la finisco e poi dico, “non voglio farla uscire. Non adesso.” Ma è un'altra cosa rispetto al suonare. A creare. [7]

Frank Sampedro: [Dopo aver confezionato Americana] Neil ha iniziato a suonare un paio di accordi e improvvisare. Avremo suonato per circa mezz'ora, tutto un insieme di cose... e da allora stiamo ancora registrando. Abbiamo un nuovo disco che uscirà dopo di questo, e sarà un disco molto più “vero” per i Crazy Horse. Sono canzoni di Neil – ecco, questa è la pecca maggiore di Americana, non è così? […] Sto andando e tornando dal ranch di Young per ulteriori sessions quando la luna è piena, che è il suo momento preferito per registrare. Lavoreremo per cinque, sei, sete giorni, poi riprenderò l'aereo verso casa [alle Hawaii]. […] Ogni volta, quando torno per lavorarci un altro po', tutti dicono che suona davvero bene. Davvero fantastico. Quindi direi che abbiamo veramente concluso qualcosa di importante. [4]

Sampedro: Siamo molto eccitati dal nostro nuovo disco, tutti quanti noi. Americana era un bel disco ed è stato molto divertente da registrare, ma erano le canzoni che mia madre mi cantava. Non coglievano davvero il mio cuore e la mia anima come quelle di Psychedelic Pill. Il nuovo materiale ci ha coinvolto emotivamente. Volevamo davvero suonarle, queste canzoni. […] Avere questo disco, Psychedelic Pill, mi eccita tanto quanto mi eccitò aver fatto Zuma, il mio primo album con i Crazy Horse, mi sento nello stesso modo. [1]
Ha molto in comune con Ragged Glory. Sai, canzoni come “Love And Only Love”. Un salto notevole rispetto ad Americana. Rinfrescante. Lo abbiamo registrato nello stesso posto dove facemmo American Star 'n Bars. [4]

A che distanza avete fatto Psychedelic Pill dopo Americana?
Sampedro:
Alla fine di Americana Neil ha detto, “Bene, non ho nient'altro da registrare, ora”. Ci riunivamo ad ogni luna piena per registrare e io ho detto, “Neil, siamo abbastanza famosi per le nostre jam, e qui non ce ne sono”. Neil ha risposto, “Sì, hai ragione, forse dovremmo metterci una canzone jammata, ma io non ce l'ho”. La volta dopo che ci siamo trovati, Neil ha suonato due accordi e ha cantato al microfono, ma non riuscivamo a capire le parole; penso che ci stesse ancora lavorando. Abbiamo suonato per 26 minuti e quella alla fine è diventata “Drifting Back”. Abbiamo fatto così ogni volta. La prima volta che ci siamo trovati, avevamo una jam che però non è stata registrata perché l'equipaggiamento non era pronto. Ma dal momento in cui abbiamo finito Americana e tutto era a posto, ci hanno registrato, ed è eccitante che tutti lo sentano, incluso noi perché non ci siamo mai messi ad ascoltare tutto quanto. Ci sono un paio di momenti dove io sbaglio, o Neil sbaglia, e io ho detto, “Dovremmo tagliarli...” ma Neil ha risposto, “E come si capirà che passiamo da una parte a un'altra? Fanno parte del viaggio”. Credo che la parte più grande della grandezza di Neil sia che lui vede il disegno complessivo. Molta gente avrebbe tagliato questi errori, ma Neil li vede come arte. Non è una canzone, non è un prodotto da vendere, per lui è un dipinto. Perché dovresti cancellare quelle due macchie gialle e arancioni? [8]

Anche “Twisted Road” e “Walk Like a Giant” sono parte di quel viaggio. “Twisted Road” non è lunga, nel disco, ma in concerto potreste sempre riadattarla.
Sampedro:
E poi c'è “Ramada Inn”, quando ho riascoltato la registrazione ho pianto. È un argomento [la relazione a lungo termine] in cui tutti siamo passati. È così melodica e spettrale. Penso che avrà lunga vita quella canzone. [8]

“Walk Like a Giant” si volge indietro all'idealismo della fine dei '60 e dei primi '70. A quell'espressione di ottimismo sono state segate le gambe durante gli anni successivi. Neil sembra voler dire che non ha senso smettere di provarci.
Sampedro:
Ci sono ancora delle cose che devono essere indirizzate o portate a termine. Se non hai speranza, cosa ti rimane? [8]

Neil parla spesso dei Crazy Horse nel libro. “Tutte le galoppate sul Cavallo non devono avere una destinazione” è una delle cose che dice.
Sampedro:
Chiunque può dire, “Amico, devi suonare quegli accordi”. Neil invece mi guarda e sorride. Dopo il Farm Aid siamo partiti per il tour. Abbiamo riso, è stato uno dei momenti più belli in anni e anni, ci siamo divertiti tantissimo insieme, dicendoci: “Come si rapporta Neil a tutto questo?” E Billy ha risposto: “Neil salta sul Cavallo Pazzo e cavalca fin dove vuole”. [8]

Lo definisce il veicolo che gli permette di entrare in contatto con la musa. Lo si può sentire in Psychedelic Pill. Questa è roba grezza che viene direttamente dal cuore.
Sampedro:
Americana era fico, ma le canzoni scritte da lui ci hanno toccato emotivamente, e adoro questo album. Mi ricorda come mi sentivo quando ascoltai per la prima volta “Cortez” o “Hurricane”. [8]

Com'è registrare al Broken Arrow? Vi fermate lì? Neil e Pegi fanno i cuochi e vi nutrono ed è un'atmosfera davvero casereccia, o Neil tiene la sua vita privata lontana dagli studio?
Ralph Molina:
Registrare al Broken Arrow è meraviglioso! Preferiamo registrare in “garage, salotti e fienili”. A me non piacciono gli studio! Il ranch e i posti che ho menzionato non sono sterili. Neil ha l'ingegnere/produttore che registra continuamente, senza fermarsi. Il ranch è molto più come una casa confortevole. Abbiamo un “cuoco” al ranch quando siamo lì – si chiama Linda. Ce ne sono stati altri, ma ora è lei il cuoco – bravissima. Le nostre vite “private” sono un libro aperto, conoscendoci da così tanto tempo. [2]

Ci sono piani per un ulteriore album, oltre a un live da questo tour? Neil ha composto pezzi durante il tour? Per esempio “Hole In The Sky”.
Molina:
Sì, “Hole In The Sky”. Sono sicuro che Neil stia componendo e se vorrà registrare con noi qualche altra nuova canzone, è quello che faremo. Ora siamo concentrati sul momento presente! [2]

Nei concerti ci fate precipitare nel mondo di Oz con almeno quattro canzoni che superano i 10 minuti, fino a una che ha toccato i 23. Suonare canzoni così lunghe ha effetti collaterali, soffrite di problemi a lungo termine?
Molina:
Gesù, abbiamo sempre suonato canzoni così. Amiamo jammare, allungare le canzoni. Amo quando Neil ha la possibilità di fare i suoi lunghi assoli pieni d'anima, è questo che ci fa sballare. Dobbiamo solo tenerci in forma, in esercizio, mangiare bene, non incasinarci (se capisci cosa intendo). [2]

“Driftin Back”
Sampedro:
L'abbiamo fatta una volta, poi un'altra volta in studio, poi ho riascoltato la registrazione con Neil per cinque volte. Ogni volta, alla fine di quel pezzo, era come... “Dove mi trovo?” Desideri che non finisca. È una cosa strana, è come andare in trance. Sono felice che tu l'abbia detto, perché è la stessa cosa che capita a me, senza sapere perché. Mi chiedo come sarebbe farla in apertura a un concerto. [1]

“Psychedelic Pill”
Sampedro:
E' nata in studio quando Neil si è seduto al piano e ha cominciato a suonare degli accordi. Ralph era alla batteria e ha iniziato a tenere quel ritmo e non si sono fermati per almeno un'ora. Ci siamo alzati e l'abbiamo suonata, realizzando che era una gran canzone. Non la abbiamo ancora suonata al meglio, ma ogni sera è andata sempre meglio. [4]

“Walk Like A Giant”
Sampedro:
Neil è arrivato in studio con quel pezzo. La abbiamo suonata una volta e secondariamente abbiamo pensato che la avremmo editata. Poi Neil ce l'ha fatta risentire. Il playback ci ha spiazzato. Non credevamo di aver fatto qualcosa di così enorme. Io mi immagino la Terra distrutta da questo gigante e noi che sorvoliamo il pianeta con i sopravvissuti e tutto. Ho tutte queste immagini in testa. È davvero pazzesco. [4]


Fonti
[1] Rolling Stone 2012
[2] Thrasherswheat 2013
[3] npr.com 2012
[4] billboard.com 2012
[5] Rolling Stone 2012
[6] Telerama 2012
[7] Uncut 2012
[8] Offbeat 2012

lunedì 3 settembre 2018

The Oral History: Le Noise (2010)


Daniel Lanois: Mi ha chiamato e mi ha detto, “Potrei aver bisogno del tuo aiuto”. Ha detto, “Ho visto i tuoi film dei Black Dub su Youtube... mi sono piaciuti molti. Vorresti filmarmi e registrarmi mentre faccio 10 nuove canzoni?” Io ho sempre voluto fare un album con Neil Young. Ho detto di sì, assolutamente.
Direi che abbiamo fatto centro con questo sound di due amplificatori. Uno ha i bassi della chitarra, l'altro gli alti, e questo mi ha permesso di trattare ciascuno in modo diverso... Sonicamente siamo stati innovativi e motivati.
Gli dissi che sono sempre stato un po' imbarazzato a non far caso alle vacanze e alle domeniche, ho sempre lavorato senza fermarmi. Lui ha detto, “Oh, io sono fatto nello stesso modo. Non ti preoccupare. Sono solo riferimenti del tempo decisi da qualcun altro.”
Ho pensato fosse un bel modo di pensare. Fa sì che una persona forte capisca che l'immaginazione non dorme mai. Ti svegli una notte, hai un'idea... Siamo molto simili da quel punto di vista. Non operiamo secondo riferimenti temporali predeterminati. [3]
Sin da subito ho capito che le mie canzoni preferite, in questo progetto, avevano tutte un messaggio. E mi sono immaginato che lui fosse sceso dalla montagna con gli spartiti in mano. Quindi ho detto, Neil, il messaggio qual'è? […] Il mio incidente, gli amici perduti - penso che tutto questo sia finito nel disco. Fare musica non ti distacca dalla vita. Non voglio parlarne in toni mistici, ma con quello che è accaduto a Neil, è ovvio che ne sarebbe scaturito un album appassionato. [1]
Prima del suo arrivo, Mark Harwood e io abbiamo costruito questo sound acustico. Avevo una vecchia Guild di mogano comprata anni fa a New York. È adorabile e ho trovato il pickup giusto per lei, e avevo il mio microfono AKCG, che è costituito da due microfoni in uno... Così, automaticamente, avevo due sound acustici. [2]

Neil Young: Si è evoluto dall'essere da solo in acustico all'essere da solo in elettrico. […] Abbiamo provato e il sound era davvero interessante, forte e valido... Sono andato a casa e ho tirato fuori la mia Falcon bianca, e ho scritto una o due canzoni come quella e le ho portate e ci hanno fatto da apripista. [4]
Siamo nel mezzo di un grosso cambiamento, una svolta, anche se non so precisamente cos'è. Ma puoi sentirlo che c'è qualcosa che fila per il verso giusto. La gente ne ha avuto abbastanza. Non è possibile descrivere esattamente cosa sia, non lo sapremo ancora per un po'. […] [Su Le Noise] c'è uno che suona la chitarra e canta, tranne per il fatto che è stato smembrato e i pezzi sono stati rivoltati e ingigantiti o rimpiccioliti e rimessi insieme e mixati nel punto dove stavano originariamente. È come se gettassi all'aria tutti i pezzetti e ci saltassi intorno mentre scendono attorno a te. Ma la magia che ha messo in atto lui è stata nel scegliere i pezzetti con cui fare questa cosa. [...] Tutti associano l'acustico all'esecuzione in solo, ma una volta che abbiamo sentito il solo in elettrico, abbiamo iniziato ad associarlo... La ragione per cui sembra così originale è che ha un perimetro. È chiuso. È come un animale selvaggio in un recinto. Nessun altro animale può entrare, e lui non può uscire e unirsi agli altri. Quindi ti confronti con questa cosa: la chitarra elettrica. Non 10 chitarre più sovraincisioni; solo una performance di una chitarra. [...] Tutta questa tecnologia applicata da Dan è molto vecchia. E lui ha catturato tutte queste cose molto vecchie: gli strumenti stessi sono vecchi, io sono vecchio... […] Eccoci qui che andiamo avanti, e stiamo facendo un grande disco. Finalmente ho trovato un nuovo compare con cui mi sento molto bene e posso lavorare. […] Lui cattura la parte spirituale delle cose, la parte più ricca d'anima, non solo... la parte forte o leggera. Cattura lo spirito e lo accelera... Lo vedi più in grande e in dettaglio, pur restando parte della canzone senza uscirne. Ora può essere visto e percepito, ed è questo che ti colpisce. [1]
È come ha detto Schubert, non fabbrico la mia musica, la ricordo. Ricordo cosa devo fare. Da dove? Chi lo sa? Chi se ne importa? C'è e improvvisamente viene fuori. E la sola responsabilità è prendersene cura, essere abbastanza in forma da diffonderle ed esser certi di sapere cosa si sta facendo sufficientemente per cogliere il momento di agire. […] Ogni suono deriva dall'esecuzione. Ogni suono extra è tratto dall'esecuzione, manipolato e rimesso come un tassello delicato. È un lavoro geniale. [2]

Daniel Lanois: La transizione all'elettrico non è stata una mossa premeditata. Neil è stato capace di andarsene e scrivere qualche canzone in più, e penso che ci fosse una forza inconscia al lavoro che ha portato sul tavolo questo materiale. [4]
Ho pensato che in lui ci fosse qualcosa che ancora non era venuta fuori, a questo punto della sua vita. Molte delle canzoni con cui è arrivato erano buone, ma non credevo che rappresentassero veramente ciò che esiste in lui proprio adesso. Quindi ho cercato gentilmente di spiegargli la cosa, di metterlo in un'ottica nuova che esprimesse quello che sta attraversando. Non è tra le mie competenze entrare nello specifico in queste cose, sono andato al suo ranch e ho conosciuto i suoi figli, so che è un uomo di spirito che coglie sempre la canzone giusta. Ma non volevo accettare una bella canzone se non rappresentava quello che emotivamente lui stava attraversando. E ho visto che era molto presto dal lavoro di preparazione per decidere come lavorare, così abbiamo finito il progetto a casa mia. La casa è subito diventata un ruggito, ha iniziato a riverberare come un enorme amplificatore, più era alto il volume e più lui si trovava bene. Le stanze sono diventate un'estensione del sound, in modo molto semplice con una persona, la chitarra e due amplificatori. Faceva l'effetto valanga, se davi un colpo diventava sempre più grande e grande scendendo per la casa, e la grandezza ti travolge prima che te ne accorgi e quindi la catturi. Il mio vicino mi chiese “c'è Neil Young lì?” Il sound era altissimo. Abbiamo passato quattro lune piene, cioè il giorno della luna piena, i due giorni prima e quello dopo. In quel periodo Neil ha scritto le canzoni più belle.
Abbiamo fatto le cose in modo diverso, senza usare le cuffie, in modo che Neil potesse sentirsi come sul palco. La cosa peggiore che un musicista può fare è coprirsi le orecchie e la testa. Con il nostro sistema, con gli amplificatori alzati, il sound era pieno, brillante, l'intera casa riverberava e si ottiene quello che succede dal vivo. Ho un organo le cui canne sono installate in tutta l'altezza della casa, sotto a dove si suona. Come un organo da chiesa, il sound saliva dalle grate nelle pareti. Quando Neil cantava lì, al centro della stanza, non avevamo la sua voce che usciva da un paio di casse, ma dall'intero corridoio. Parte del successo di questo progetto è proprio dovuto al fatto che abbiamo tirato fuori la stessa grande vibrazione che lui produce dal vivo.
Io volevo costruire un sound per il futuro, senza rifarmi ai modelli del passato. Tra quelli che ho fatto, probabilmente questo è il disco in cui emergono più i miei suoni. Talvolta ti chiedi cosa stai ascoltando... è come se avessi chiamato a far parte della registrazione tutta la troupe di un film. Intendo dire che abbiamo cercato di creare immagini con il suono, così da fornire l'esperienza, per esempio, del vento o di una geometria o di una notte stellata. Non dovrebbe essere limitato alla descrizione testuale e Neil mi ha gentilmente incoraggiato ad incrementare con i suoni le  descrizioni dei paesaggi che costruiva con i testi.
Ogni canzone ha un messaggio nella sua maestosità e nel suo significato, e mi sono sentito come da bambino quando entravo a teatro. Ho pensato, ecco l'uomo con cui voglio lavorare. Siamo arrivati al punto focale in cui convergono i nostri anni di esperienza.
Il primo accordo che si sente nel disco di Neil non è proprio il primo. È stato fatto durante una canzone quando aveva la piena potenza delle corde. Ho deciso di fare iniziare la canzone da metà e di costruirla. La canzone è “Walk With Me”. Quando Neil la portò, capii che era una sorta di premonizione. Gli ho detto, “ecco cosa ne ho tratto”. Ci siamo imbarcati in tutto questo perché amiamo quello che altri anno fatto, amiamo il rock 'n' roll. Il rock promette un messaggio, ci fa capire cosa succedeva in un certo mondo. Sentivo che l'amore di Neil era incondizionato. Quindi dov'è il messaggio? “Walk With Me”, camminiamo insieme, perché dovevamo farlo entrambi, io da solo non potevo. [5] 

Frank Sampedro: [Le Noise] era un disco bizzarro, vero? Doveva essere il nostro disco, ma guarda cos'è successo. Ci siamo riuniti prima che [Neil] facesse quel disco. Abbiamo suonato alcune di quelle canzoni a casa di Ralph, le abbiamo fatte due o tre volte, e poi lui ha mollato. Penso sia stato perché aveva tutto ciò che voleva registrare e la sentiva una cosa urgente, e alla band occorreva troppo tempo per decollare – io lavoravo ancora per il Tonight Show. […] Quindi lui è andato avanti senza di noi. Ma avremmo potuto uccidere “Love And War”, amico. È buffo perché quando sono andato via dal ranch, la settimana scorsa, eravamo fuori casa a cantare proprio quella, e io l'ho guardato e ho detto: “oh, sì, potevamo farla. Non dobbiamo esercitarci, dobbiamo solo seguirla.” Neil può cambiare idea 200 volte e poi tornare indietro. Ho avuto i miei incubi. Ho avuto il cuore spezzato un paio di volte da Neil, ed è qualcosa che devi semplicemente imparare riguardo a lui. Non lo fa intenzionalmente; è preso da ciò che gli passa per la testa. [7]

Young: Non potrò mai più fare, con una band, circa il 70% del mio repertorio. Non ha senso cercare di rifare quello che è già stato grande. Non ci si ricava niente. Non faccio così. Sono grato di aver conosciuto Ben e di aver suonato con lui per 40 anni. È stato uno dei miei migliori amici e mi manca terribilmente. Non mi vedo suonare quelle canzoni con una band, in futuro. Posso suonarle da solo, ma non più con una band. Proprio non potrei riuscirci. Non conosco nessuno che possa fare quello che faceva lui. Per una parte della mia vita si è chiusa la porta, e si è aperto allo stesso tempo un enorme spazio per essere creativo in futuro. [6] 

“Love And War”
Young:
La canzone dice “Quando canto di amore e guerra/non so proprio cosa sto dicendo”. E penso che questo dica tutto. Perché sono argomenti molto profondi. Non puoi sapere cosa significhino per le altre persone. Per qualcuno la guerra potrebbe essere giustificata e avere buone ragioni d'esistere, e per qualcun altro essere una cosa terribile che non dovrebbe mai accadere. E un'altra persona penserà di aver perso sua sorella, o suo fratello, o sua madre in guerra, e che è una cosa inutile. E un'altra persona penserà l'esatto opposto: che suo fratello ha dato la vita per il paese, andando in guerra. Quindi non si può veramente avere un'opinione, nonostante io abbia diverse opinioni, ne ho avute e ne ho fatto delle dichiarazioni piuttosto esplicite. Ma è così che mi sentivo all'epoca. Quando registrai Living With War ero davvero pieno di rabbia verso certe cose che stavano accadendo a quel tempo. Ma, di nuovo, non avevo più ragione di altre persone che ci credevano. Come puoi saperlo? Come puoi sapere tutte le ragioni, ogni dettaglio di ciò che succede? Semplicemente a me la guerra non piace. Non sono proprio un fan della guerra. E l'amore può essere sia molto pericoloso che molto buono. Quindi proprio non sai dove andrai a parare con queste cose. E ho voluto dire questo – il dilemma di non sapere cosa fare di ciascuna di queste cose. È più o meno il punto di vista dell'inutilità. [8]


Fonti
[1] Los Angeles Times 2010
[2] web 2010
[3] NY Times 2010
[4] Billboard.com 2010
[5] Youtube 2010
[6] Chicagotribune.com 2010
[7] Uncut 2012
[8] npr.org 2012

giovedì 23 agosto 2018

The Oral History: Chrome Dreams II (2007)


Neil Young a proposito di Chrome Dreams (anni 70, inedito): Ero lì lì per pubblicarlo. E dopo non l'ho fatto. Ho lasciato molte cose a metà. Scrivo sempre qualcosa di nuovo piuttosto che tornare indietro per fissare qualcosa di vecchio. […] Chrome Dreams rappresenta un tipo di album che mi piace fare quando ci sono molti tipi diversi di musica. Li facevo sempre negli anni '70. Ogni disco che ho fatto ha canzoni acustiche e elettriche. Poi le cose sono cambiate negli anni '80 e nei '90. I dischi si sono focalizzati più su un solo genere di musica. E le stazioni radio tengono ogni cosa separata, quindi ho fatto dischi così per un po'. Chrome Dreams II ha lo stile del passato. [1]

Adoro il tuo precedente disco, Chrome Dreams II, e la grandissima “Ordinary People” che fa la sua apparizione ufficiale dopo le esecuzioni alla fine degli anni '80. La versione di Chrome Dreams II quando è stata registrata?
Young
: Chrome Dreams II è una raccolta di canzoni che copre diversi momenti, canzoni scritte in periodi diversi e alcune registrate in momenti diversi. “Ordinary People” fu registrata... penso fosse alla fine degli anni '80, registrata insieme ad altre cinque o sei cose che non furono pubblicate. Una di quelle è come sua sorella, un'altra canzone di 15 minuti e passa, con la stessa band di “Ordinary People”. Molte strofe, stesso tipo di cosa, c'ero proprio dentro all'epoca. Sapevamo che erano belle canzoni ma siamo andati avanti e sono state messe da parte per un po', e quella la abbiamo ripresa in mano ora. Me la ricordavo molto buona e riascoltandola abbiamo deciso di includerla in Chrome Dreams II. Era in armonia con le altre canzoni di quel disco. [2]

Young: È un album strutturato in modo simile ad alcuni miei vecchi dischi, con una grande varietà di canzoni piuttosto che canzoni di un unico genere. Living With War o Everybody’s Rockin’ erano album focalizzati su uno stile o un soggetto, mentre Chrome Dreams II è più simile a After The Gold Rush o Freedom. Ora questo stile “radio” non è così incisivo com’era una volta, è facile far uscire un album che attraversa molti formati con un messaggio generale, senza badare al tipo di canzone o di sound. Qualche primo ascoltatore ha detto che questo album è positivo e spirituale. Mi piace pensare che sia focalizzato sulla condizione umana. Come molti dei miei dischi, anche questo prende qui e là da vecchio materiale. Una volta lo facevo spesso. Alcune canzoni, come “Ordinary People”, hanno avuto bisogno di aspettare il momento giusto. Ora penso sia arrivato il tempo per quella canzone, che prende vita insieme alle nuove che ho scritto negli ultimi mesi. Adoro fare questo tipo di musica. [3]

Young: Costruii un distributore di benzina per metterci le mie auto. Era un bell'edificio e fino a che non ho avuto uno studio per registrare, ci ho messo un pavimento di gomma per smorzare l'eco e ho registrato lì. Quindi fu divertente fare un album intitolato Chrome Dreams in un garage che era nato per le auto ma poi usato per la musica. […] Avevo l'idea di fare un vero album, un disco convenzionale del tipo di quelli che facevo all'inizio. Decisi che non mi sarei fatto intimidire dall'avere melodie complesse. Non sarei fuggito dalle cose che richiedevano tempo o che suonassero carine. […] Da un po' le radio non passavano così tanto la mia musica. Spero di aver dato una chance ai programmatori di imporre la loro indipendenza e dire 'non importa quanto è lunga, la suonerò perché è bella'. […] Mi ha permesso di ritornare alle mie radici musicali e scrivere canzoni che dicessero alla gente che sono ancora dentro alle cose importanti del passato. Alcuni soggetti ti garantiscono una certa mira. Una o due canzoni non erano abbastanza per Living With War. Non potevo fare una dichiarazione forte su questa guerra se non ci dedicavo un intero album. Dopo un disco come quello devi purificarti l'anima. Non puoi andare in giro dicendo che ti senti così per il resto della tua vita, specialmente quando c'è così tanto di cui parlare: spiritualità, relazioni, sopravvivenza, la condizione umana. [4]

Fonti
[1] The Guardian 2007
[2] web 2009
[3] web 2007
[4] USA Today 2007