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martedì 10 agosto 2010

Ragged Glory - Rassegna Stampa


 
Un’altra ottima prova di Neil Young dopo Freedom (e This Note's For You) a testimoniare che il nuovo prepotente ritorno tra i grandi del rock non deve considerarsi provvisorio. Questo nuovo disco lo ripropone autore ed interprete di impegnativi brani chitarristici eseguiti elettricamente più alla maniera di Rust Never Sleeps che non a quella di Everybody Knows This Is Nowhere. I suoi compagni di viaggio per l’occasione naturalmente i Crazy Horse, Ralph Molina, Billy Talbot e Frank Sampedro, il suo alter ego, quest’ultimo nelle clamorose scorribande musicali. Una proposta grintosa, ardente, straordinaria per passione e calore, che dura oltre un’ora e con due brani sopra i dieci minuti. Un’occasione per gli amanti del guitar sound più autentico e travolgente d’origine sixties, delle jam sessions interminabili che sanno rilasciare però anche momenti di dolcezza notevoli. Una raccolta che non ci consegna forse nessun pezzo epico né leggendario, ma si tiene su di una media qualitativa elevatissima. Una selezione prepotentemente rock che sa anche un po’ di country però.
Neil è grande in diverse occasioni. “Over and over”, uno dei brani più belli, dalla seducente melodia chitarristica, gli assoli mozzafiato, il refrain corale semplice che si manda a memoria senza difficoltà. “Mother Earth”, brano presentato per la prima volta da Young in edizione acustica al concerto dedicato alla liberazione di Mandela lo scorso gennaio (è apparso nel filmato della rete Videomusic, non nello speciale della RAI però), che è il favorito dal sottoscritto: splendida performance vocale, quasi a cappella, cui fa da contrasto lo straordinario lavoro chitarristico hendrixiano. “Country home”, già cantata da Neil in Europa durante il suo tour del ’74, ballata dal ritmo country piuttosto facile che rilascia alcuni assolo di rara bellezza.
Si supera, in tandem ovviamente con Sampedro, nei brani più lunghi, “Love and only love”, che ha un refrain ancora più appassionante e “Love to burn”, dove si prende le più ampie libertà strumentali.
Conferma la sua buona vena nella ballata “Mansion on the hill”, un altro dei motivi più riusciti, dal gustosissimo ritornello e in “White line”, altra testimonianza della tournée del ’75, eseguita nello stile più folk delle sue prime proposte.
Curiosa è la canzone “F---in’ up”, nel repertorio dei concerti londinesi dello scorso anno, presentata in chiave piuttosto hard ed effetti particolari nel finale.
Da segnalare una cover di un vecchio brano degli anni sessanta, allora successo di un gruppo surf chiamato The Premiers, dal titolo “Farmer John” che, pur non essendo certo la proposta più affascinante del disco, con il suo martellare feeling quasi punk finisce per non dispiacere. A risentirci Neil, presto, anche in Italia a quanto si dice…
P.S. I fans si notino che il primo singolo che verrà tratto dall’album conterrà un brano inedito come b-side, “Don’t spook the horse”, escluso per motivi di spazio da Ragged Glory.
Raffaele Galli, Buscadero

 
Tornato in confidenza con la sua musica, Young inaugura un nuovo decennio che si rivelerà più logico e credibile di quello appena chiuso. A quarantacinque anni di età, richiama il suo combo preferito e gli concede nuovamente l'onore della copertina. I Crazy Horse rispondono con una performance asciutta e bruciante, loud e rugginosa come non mai, pulsante e puntuale in modo da sbrigliare la chitarra di Young (se c'è un disco che ha il “suono Gibson” è questo), che si contorce in lancinanti ondate di rock 'n' roll corroborante come una cavalcata a cielo aperto. Pezzi già classici come “Love To Burn”, “Mansion On The Hill” e “Love And Only Love” ravvivano la scia che va da Everybody a Rust passando per Zuma. Un unico produttore (Briggs), un'unica session di studio (fa eccezione “Mother Earth”, “inno nazionale” catturato dal vivo), un'unica granitica band, un'unica cover (l'ossessiva “Farmer John”, sixties-garage appartenuto ai Premiers) e nella busta interna del vinile Young sorride perfino. Un gran disco, rabbioso e rumorosamente liberatorio.
Mucchio Selvaggio Extra 2004


Ragged Glory (Reprise, 1990) è esattamente ciò che il titolo proclama. Young è chiaramente ritornato al suo ego, al suo se stesso "rozzo", epico, lamentoso e ribelle. Il suono è pregno di distorsione, e l'effetto è magnifico nella lunga “Love to Burn” e nell'appassionata “Over and Over”. Il suono crudo di “Country Home” (scritta vent'anni prima), “White Line” e “Farmer Joe” è sufficiente a far energizzare nuovamente i punk-rockers. Mentre l'intero album è soprattutto suono piuttosto che voce, “F*!#in' Up” è un divertente anti-inno, e due canzoni (“Mansion on the Hill”, “Mother Earth”) resuscitano le tematiche hippie di pace, amore e natura. Young termina l'album su una nota idealistica, poiché scaglia “Love And Only Love” in un altro progetto di dilatazione.
Piero Scaruffi

Ragged Glory (11 Settembre 1990, Reprise 9 26315)
Neil Young & Crazy Horse

Country Home [7:04]
White Line [2:59]
F*!#in' Up [5:53]
Over And Over [8:27]
Love To Burn [10:03]
Farmer John [4:12]
Mansion On The Hill [4:46]
Days That Used To Be [3:50]
Love And Only Love [10:18]
Mother Earth (Natural Anthem)* [5:11]

"Farmer John" è una cover degl'anni 50.

Prodotto da David Briggs and Neil Young
Registrato ai Plywood Digital di Woodside, CA, dal 24 al 30 Aprile 1990 eccetto * Originariamente registrata dal vivo al The Hoosier Dome il 7 Aprile 1990, le cui parti vocali reincise ai Redwood Digital

IL CAST
Neil Young: guitar, vocal
Frank "Poncho" Sampedro: guitar, vocal
Billy Talbot: bass, vocal
Ralph Molina: drums, vocal