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giovedì 23 settembre 2010

Crazy Horse: Scratchy (The Complete Reprise Recordings)


di Salvatore Esposito da www.ilpopolodelblues.com

Meglio noti come la backing band preferita da Neil Young, i Crazy Horse, hanno attraversato la storia della musica rock non solo al fianco del “Solitario di Topanga” ma anche come entità musicale a se stante. A fare il punto sui loro primi passi nel mondo del rock senza Neil arriva questo curatissimo cofanetto in edizione limitatissima della Rhino Handmade contenente tutte le incisioni relative al periodo con la Reprise, ovvero i primi due album con diversi inediti succulenti. Avere questo cofanetto tra le mani e poi ascoltarlo, è come fare un salto in dietro nel tempo, per farlo però è bene partire dalle ultime due tracce del secondo disco datate 1962, ovvero dai lati a e b dell’unico singolo pubblicato da Danny & The Memories per la Valiant Records. La storia racconta infatti, che prima di chiamarsi Crazy Horse, l’indimenticato chitarrista Danny Whitten, il batterista Ralph Molina, il bassista Billy Talbot, e Ben “Dino” Rocco alla voce giravano nei locali di Los Angeles con il nome di Danny & The Memories. In questi due brani infatti si respira la freschezza di un rock agli albori, nella voce di Danny si sentono le speranze di una futura rock star nel basso e nella batteria di Ralph e Billy l’irruenza sonora di chi vuole emergere, sia pure come “terza garage band del mondo”. Spostatisi a San Francisco, cambiarono ancora nome in Psyrcle orientando il suono verso la psichedelica alla Byrds e aggiuntisi alla band George e Leon Whitsell alle chitarre e Bobby Notkoff al violino cambiarono ancora nome in The Rockets. La band durò il tempo di un disco, bellissimo ed introvabile per altro, ma tanto bastò a che Neil Young, dopo la pubblicazione del suo primo disco nel 1969, li scoprisse e chiedesse a Whitten, Talbot, e Molina di diventare la sua backing band con ancora un nuovo nome e questa volta definitivo Crazy Horse. Da allora qualcosa nella storia del rock è cambiata, dalle note di Everybody Knows This Is Nowhere, è partita una piccola rivoluzione che ha anticipato il grunge di trent’anni, che è stata punk prima del tempo, che ha messo a ferro e fuoco i palchi di gran parte degli States. Purtroppo questa favola rock si è interrotta troppo presto con la morte di Danny Whitten, con lui è morto quello spirito per sempre. Di quel magico periodo ci resta ben poco di ufficiale se non due dischi con Neil Young, e il primo omonimo dei Crazy Horse. Danny era l’anima dei Crazy Horse, e canzoni come I Don’t Want To Talk About It sono nella memoria di molti ma il tempo aveva ingiallito troppo questi ricordi e la Rhino, sempre attenta al recupero del materiale di archivio ha messo in piedi un prodotto splendido. Tanto più che al fianco del trio compaiono a completare la line up il produttore e tastierista Jack Nitzsche e il futuro membro della E - Street Band, il chitarrista Nils Lofgren nonché un certo Ry Cooder come ospite alla slide. Anche questa volta l’avventura durò giusto il tempo di vedere pubblicato il primo album omonimo datato 1971 perché subito dopo Danny Whitten fu cacciato dalla band da Neil Young a causa del suo abuso di eroina, entrando in un tunnel da cui non uscì più. Di quel magnifico disco oggi ne apprezziamo una versione completamente rimasterizzata dove brillano ancora piccoli capolavori come Dance, Dance, Dance , brano inedito di Neil Young (ascoltatela confrontandola a Samarcanda di Vecchioni…), la già citata I Don’t Want To Talk About It in cui Ry Cooder regala un ottima prova alla slide, ma soprautto Downtown nella sua versione originaria con Danny alle prese con una prova vocale eccellente. Per avvertire che questo disco resta irripetibile, basta ascoltare il successivo Loose, che segue poche tracce dopo. Non che sia brutto anzi, ma la perdita della carica e della portata epocale del personaggio di Danny Whitten hanno lasciato un vuoto incolmabile anche dagl’ottimi George Whitsell, Greg Leroy e John Blanton che completano la nuova line up. Sarà così anche nei dischi a venire dei Crazy Horse senza Neil Young in cui si compariranno anche nomi importanti come quello di Matt Piucci. Quel primo album omonimo dei Crazy Horse resta così un piccolo monumento nel rock simboleggiato anche dalle bonus track incluse in questo cofanetto e posizionate nel secondo disco, tra cui vale la pena segnalare una lunga versione di Downtown dal vivo, una versione del classico di Neil Young When You Dance You Can Really Love e alcuni frammenti con Danny che prova lo strumentale Scratchy che da il titolo al cofanetto. Insomma non lasciatevi sfuggire questo doppio album, anche perché è in edizione limitata a sole 2000 copie, sia per il valore storico ma soprattutto per la portata emotiva di alcune composizioni.


La ristampa con inediti dei primi due album dei Crazy Horse senza Neil Young.

Da sempre Crazy Horse fa rima con Neil Young ma molti non sanno che questa band ha attraversato la storia del rock non solo al fianco del “Solitario di Topanga” ma anche come entità musicale a se stante. A ricordarci della straordinaria bontà dei loro dischi senza Young, arriva questo eccellente cofanetto in serie limitatissima della Rhino Handmade contenente i primi due album incisi per la Reprise e diversi inediti succulenti. La storia della prima line up dei Crazy Horse si identifica con quella di Danny Whitten, chitarrista e anima della band, la cui scomparsa lascerà un vuoto incolmabile sia artisticamente sia dal punto di vista affettivo (a lui Neil Young dedicherà un intero album: Tonight’s The Night). E’ dunque un’emozione riscoprire piccoli capolavori dal primo album omonimo come Dance, Dance, Dance, brano inedito di Neil Young, la mitica I Don’t Want To Talk About It (scritta da Danny Whitten) in cui Ry Cooder regala un ottima prova alla slide, ma soprautto Downtown nella sua versione originaria con Whitten alle prese con una prova vocale eccellente. Meno interessante è il secondo album Loose che non eguaglia l’esordio, nonostante la presenza degl’ottimi George Whitsell, Greg Leroy e John Blanton che completano la nuova line up. Impedibili al contrario gli inediti di cui vale la pena citare una lunga versione di Downtown dal vivo, una versione del classico di Neil Young When You Dance You Can Really Love e alcuni frammenti con Danny che prova lo strumentale Scratchy che da il titolo al cofanetto.
Salvatore Esposito