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Neil Young Archives

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mercoledì 28 marzo 2018

Paradox (2018): rassegna stampa internazionale


[…] E’ un divertente, allucinato progetto fatto in casa, in parte film concerto, in parte una sconclusionata ma piacevole fantasticheria. Potete scavare nelle sue immagini pastorali e da pulp-western cercando dei messaggi, se volete, ma essenzialmente questa sessantina di minuti richiama la strofa d’apertura di “Speakin’ Out” in Tonight’s The Night: “Sono andato al cinema l’altra sera / La storia era forte, era incredibile”. […] E’ pura improvvisazione cinematografica, del tipo registriamo-e-vediamo-cosa-succede. Ambientato “molte lune fa, nel futuro”, Paradox segue un gruppo di cowboy lungo le colline mentre cercano reliquie del passato. Hanno dei nomi come Jail Time e Particle Kid; il loro leader è l’Uomo col Cappello Nero, Young, che vaga per le pianure suonando la chitarra e mantenendo gli altri in riga con uno sguardo serio da “non rompermi i coglioni” […]. Ma è la sequenza musicale che riesce a sollevare Paradox, e lo intendiamo letteralmente. “La musica aiuta i nostri spiriti a volare” dice una voce, nel punto in cui Neil e i Promise si ritirano sotto una tenda nel mezzo del nulla. E si imbarcano in una versione della title-track dell’album Peace Trail del 2016 ([Daryl] Hannah ha detto che è stata la prima volta che il gruppo ha suonato insieme la canzone; lei è arrivata di corsa e ha iniziato a filmare il più presto possibile). […] E una volta che la canzone parte gli spettatori iniziano a fluttuare, sostenuti da questa bellissima e grezza esecuzione. Questa è un’immagine ricorrente lungo tutto il film, una visuale magnifica usata dalla Hannah durante le performance dal vivo della band mentre suona una jam su “Cowgirl In The Sand” in stile Crazy-Horse, e in un momento davvero trascendentale la stessa Hannah fluttua dietro a Young come un aquilone, mentre lui suona un mandolino. Ci sono anche una “Pocahontas” elegiaca cantata dal volto di Neil Young sovrapposto alla luna, un’improvvisata cover di “Angels Flying Too Close To The Ground” di Willie Nelson […] e diversi interludi che ricordano delle out-takes del feedback di frontiera di Dead Man. […]
Rolling Stone

[…] Visto l’attivismo pro-ambiente di Young e [Daryl] Hannah (senza parlare di un intero album dedicato alla protesta contro i giganti dell’agricoltura e gli OGM), c’è probabilmente un messaggio di qualche tipo da scoprire, a proposito delle piccole imprese agricole e del cambiamento climatico, ma non è molto chiaro. A onor del vero, molti western surrealisti hanno ottenuto più da toni e immagini che non da una trama precisa, compreso Dead Man di Jim Jarmusch per il quale lo stesso Young ha composto la colonna sonora. Paradox ricerca un’atmosfera simile, una che si accompagni alla musica, a riprese esterne di un lussureggiante paesaggio delle Montagne Rocciose, a lunghi momenti di silenzio. A differenza di Dead Man, però, la recitazione da cartone animato, il mix sonoro goffo (almeno nei dialoghi) e le riprese graffiate rendono Paradox più difficile da apprezzare. […]
Non sorprende che Paradox migliori quando gli archetipi western vengono lasciati da parte e i musicisti tornano semplicemente a essere musicisti. Il film non spiega come le sequenze musicali si leghino al resto del quadro, ma i Promise of the Real sono un gruppo molto più azzeccato mentre suonano un’infuocata “Cowgirl In The Sand” tratta dal concerto Desert Trip del 2016 che non quando fingono di essere dei duri. Lo stesso si può dire per un improvvisato fuoco da campo dove Lukas Nelson canta delicatamente “Angels Flying Too Close To The Ground” di suo padre – resa ancora più commovente per ragioni che non voglio spoilerare. Poco prima Young si è spogliato di tutto per un’esecuzione di “Pocahontas” al suo organo a canne Estey del 1885. Tutto questo ci fa domandare se i 73 minuti di Paradox avrebbero funzionato meglio come film-concerto intervallato con immagini da western surreale, e non il contrario. […]
Consequence of Sound

[…] La maggior parte di Paradox contiene collage di immagini della natura e dei musicisti che la attraversano. Young e la sua band esagerano nella messa in scena dei loro personaggi e improvvisano le battute. La storia, sconclusionata ed errante, è ambientata nel futuro, dove uomini e donne sono separati fino all’arrivo della luna piena, che li unisce. […] La storia si intreccia e si muove tra gli intermezzi musicali, quando avviene la vera azione. Come Uomo dal Cappello Nero, Young non dice molto ma è sua la maggior parte della musica di sfondo. […] Per la maggior parte del tempo il gruppo resta in attesa che accada qualcosa. L’energia del film non sale finché anche loro non prendono gli strumenti e si affiancano al loro leader. Questo miscuglio estetico si nota anche nelle riprese, un pesante mix di 16mm e digitale. Le parti in celluloide sono leggere e ariose, usate per dare al film un tono sognante, con i raggi di luce che si accendono di rosa e i colori che si confondono. Tuttavia la maggior parte è girato in digitale, dove le linee sono nitide e tutto sembra troppo reale per essere un sogno. Occasionalmente viene introdotto un filtro per far sembrare le cose irreali. Il frequente cambio di stile può essere disorientante. I contenuti della storia sono troppo grandi per l’umile budget del film e i mezzi limitati. Pretende di essere un poema lirico dal tono futuristico ma è confuso. Ci sono riferimenti a cose della vita reale di [Daryl] Hannah che non sono spiegati del tutto, come l’ossessione delle donne per le sementi. In seguito ho appreso che si riferisce all’attivismo della Hannah contro l’agricoltura OGM.
Paradox romanticizza senz’altro il mito del vecchio West. L’Uomo dal Cappello Nero deve molto allo Straniero Senza Nome di Clint Eastwood, ma anche al Man In Black di Johnny Cash. Ci sono spari, fuochi, cavalli, uomini che gironzolano intorno a vecchie case in legno e teepee, ma nessun nativo americano. […] In ogni caso è probabile che i fan di Young si divertano a guardarlo mentre prova le canzoni. La progressione è lenta ma c’è suspense. Nessuno vuole essere colui che rovina il groove dell’Uomo col Cappello Nero. Più avanti, Willie Nelson fa un cammeo come bandito, contro il suo vecchio amico. Ma purtroppo è tutto troppo breve. […]
The Guardian

Un film di eco-fantascienza, nientemeno […]. C’è anche musica. Il pezzo forte del film è una jam strumentale tratta da “Cowgirl In The Sand” girata al Desert Trip, che ci ricorda che, per quanto le ultime cose di Young dividano il pubblico, la cosa su cui tutti i suoi fan restano d’accordo è la straordinaria potenza delle sue performance dal vivo. […] Paradox è al massimo una bonaria peripezia, un film in costume fatto in casa. Girando su un mix di 16mm e digitale, [Daryl] Hannah intervalla l’azione con i filmati naturalistici: alci, lupi, cervi. Occasionalmente applica filtri o accelera il film, contribuendo alla generale fantasia onirica. In una sequenza, in cui Young e i Promise of the Real suonano “Peace Trail” nella tenda del loro campo, gli spettatori si legano a terra prima di essere sollevati verso il cielo grazie alla musica. È certamente una metafora goffa per intendere la musica come un rapimento, ma si avverte la sua genuinità, al pari di certi elementi retrò di Human Highway (navi spaziali, l’Armageddon, Dennis Hopper cuoco, ecc). A parte “Peace Trail”, ci sono poche performance complete nel film. “Show Me”, dall’album Peace Trail, è all’inizio. […] Più avanti vediamo Young al suo organo a canne mentre suona “Pocahontas” (filmata anche questa al Desert Trip), mentre la chiusura è sulla versione all’ukulele di “Tumbleweed” dall’album Storytone. Tutto il film è cosparso dallo score del solo Young, a volte percussivo e violento, a volte poetico in modo spoglio – vicino al sublime soundtrack che fece per Dead Man di Jim Jarmusch. Il soundtrack menziona questi strumentali come “Paradox Passage” da 1 a 6. Ma questi frammenti sono interrotti dalla musica, sia vecchia sia nuova. Oltre a “Peace Trail”, “Pocahontas” e “Cowgirl Jam”, c’è una manciata di bei strumentali tra cui “Running To The Silver Eagle”, dominata da un feroce scambio tra la Old Black e l’armonica, e “Hey”, che suona come una vaga approssimazione di “Love And Only Love”. Altri, come “Offerings”, suonano essenziali quanto delle bozze. Troviamo anche una cover di “Angels Flying Too Close To The Ground” di Willie Nelson e due sciolte versioni acustiche (cantate da Lukas Nelson) di “Baby What You Want Me To Do?” di Jimmy Reed e “How Long?” di Lead Belly che sfocia in “Happy Together” dei Turtles per poi concludersi nella risata del gruppo. Per molti aspetti, la vibrante atmosfera da falò della colonna sonora rispecchia il film della Hannah, ma da un punto di vista critico non è completamente immersiva quanto la colonna sonora di Dead Man o un terzo album con i Promise. Meglio vedere Paradox (sia film che soundtrack) non come un’opera importante di un artista significativo, ma l’ennesima delle scomode digressioni di Young.
Uncut

Prendetelo come un’opera anti-nostalgia. Paradox, una perdita di tempo sopportabile solo per la sua breve durata, sembra un viaggio in acido risalente agli anni 70, epoca dove pullulavano pasticci imbarazzanti tra musica rock e generi cinematografici simili a questo […]. Il direttore della fotografia Adam CK Vollick merita qualche plauso per alcune citazioni visive intelligenti ai western di Sergio Leone e ad altri maestri. Ogni tanto la Hannah e i suoi attori accennano al tema del ritorno-alla-natura, come quando Young e Willie Nelson rapinano una banca di sementi (probabilmente per piantare un raccolto ecosostenibile di qualche genere), e Micah Nelson (il cui abbigliamento suggerisce un Wild West cyberpunk) scopre artefatti di una società avanzata ormai estinta (o qualcosa del genere). […] Alla fine, Young e i Promise of the Real si esibiscono in una serie di canzoni nuove e classiche – in particolare una versione integrale della spettrale “Pocahontas” in quella che sembra una tenda da campo. Il concerto improvvisato (che, a dire la verità, sembra l’unica ragione di esistere del film) è più che divertente, specialmente se si è fan di lunga data di Young, ma sarebbe molto più facile goderselo se la Hannah o Young o chiunque altro avessero evitato di immaginare che questi compagni devono legarsi a terra prima di essere sollevati verso il cielo (rapiti?) dalla musica. […]
Variety

Paradox: media recensioni Metacritic

Traduzioni: MPB, Rockinfreeworld